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Uncaria, la pianta che dà la vita

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L’uncaria è stata per le popolazioni del Sud America importante per la cura di diversi disturbi e/o malattie. Le radici e la corteccia del tronco sono state le parti della pianta che fin dai tempi antichi hanno trovato applicazione in campo medico. E’ stato documentato che gli indigeni peruviani usavano un decotto preparato facendo bollire 20 g di corteccia della radice in 1 litro di acqua per 45 minuti, quindi decantavano il liquido e l’acqua persa con l’ebollizione veniva sostituita con nuova acqua. Questa bevanda amara (circa 1 litro), sufficiente per un trattamento di 10 giorni, garantiva l’assunzione giornaliera di circa 4 g di alcaloidi ossiindolici.

Presso alcune tribù peruviane era in uso anche un decotto concentrato, che utilizzato durante il periodo mestruale rendeva le donne sterili per alcuni anni. Nelle patologie reumatiche si utilizzava anche un infuso di foglie (10 g in 200 ml di acqua) come antiflogistico. L’uncaria era inoltre impiegata in alcune affezioni cutanee. Nel secolo scorso l’uncaria è stata infine utilizzata come terapia di sostegno nel cancro e nell’AIDS. Oggi i preparati a base di uncaria costituiscono, secondo alcuni, una terapia alternativa nei casi di patologie infiammatorie e infezioni virali. 


Proprietà farmacologiche
L’uncaria esibisce diverse attività, in funzione del tipo di estrazione (acquosa o idroalcolica) e dei costituenti presenti.
 Proprietà antinfiammatoria
 Proprietà antivirale
 Proprietà immunostimolante
 Altre proprietà
Alcune sostanze presenti nell’uncaria inibiscono l’aggregazione piastrinica (rincofillina), sono ipotensive (rincofillina, isorincofillina), attivano il recettore per la serotonina (idrocorinanteina) e interagiscono con il recettore per gli estrogeni. Questi risultati, anche se sperimentali, lasciano ipotizzare un impiego dell’uncaria come ipotensivo, antiaggregante e antitumorale.

Conclusioni
L’uncaria si utilizza in medicina da anni ed è presente in commercio soprattutto come integratore. A questa droga si attribuiscono diverse proprietà farmacologiche, non del tutto chiaramente documentate in campo clinico.

Liberamente tratto da “l’Erborista”, gennaio 2010, edizione “tecniche nuove”.

 

 

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