| Rubriche |
|
| Ricerca Articoli |
|
| Ricerca prodotti |
|
|
|
|
|
|
Le soluzioni naturali per attenuare i sintomi della menopausa - di Francesco Bottaccioli
|
"A sette volte sette anni, la fecondità è esaurita. La via della Terra non libera più i suoi passaggi, il corpo deperisce e la donna non ha più figli".
Così uno dei libri più antichi e fondamentali della medicina tradizionale cinese, il Nei Jing (Il libro dell’interno, conosciuto anche come Canone di medicina interna dell’imperatore giallo), descrive l’arrivo della menopausa.
In questa descrizione, fatta oltre duemila anni fa, la funzione ovarica femminile cessa a 49 anni (sette volte sette).
Oggi, in Occidente, mediamente, attorno ai 51- 52 anni.
Questo per dimostrare come duemila anni di progressi sociali e medici, che hanno garantito un notevole allungamento della vita in particolare alle donne, che sono diventate più longeve dei maschi, hanno spostato di quasi niente questo evento, inesorabile, nella vita di ogni donna.
Possiamo quindi affermare che ci troviamo di fronte a un orologio biologico ancestrale, difficilmente manipolabile oltre certi limiti.
Certo, c’è una grande differenza tra allora e oggi. All’inizio del XXI secolo, dopo la menopausa una donna può vivere anche altri 30-40 anni. Un tempo di vita impensabile per donne che, fino a l’altro ieri in Occidente, vivevano mediamente molto meno dei maschi e ancor oggi in Cina, per non parlare dei paesi più poveri, faticano a tenere il passo dei maschi in termini di crescita della longevità.
Illusione di giovinezza
Questo grande spazio di vita dopo la menopausa è l’argomento centrale dei cantori della terapia ormonale sostituiva in menopausa: con un semplice cerotto o una pilloletta di estrogeni, si restituisce giovinezza a un corpo che deperisce…
Intanto bisogna notare che, poiché in Italia, nonostante il titanico impegno di cantori prescrittori e venditori, meno del 10 per cento delle donne in menopausa ricorre agli ormoni e, quando lo fa, è per un tempo breve, non mi pare di vedere in giro decrepite vecchiette cinquantenni.
Le signore italiane non mi sembrano meno attive e piacevoli delle loro coetanee inglesi o americane, che, 40 su 100, assumono ormoni per più lunghi periodi.
E ancora: nonostante le donne italiane siano refrattarie agli estrogeni, sono tra le più longeve del mondo, distanziando di parecchie lunghezze le «ormonale» colleghe anglo-americane.
Infine: osteoporosi, cardiopatie e demenze non sono più frequenti tra le italiane che non usano gli ormoni. In altre parole: se fosse vero che la terapia ormonale sostitutiva è protettiva per le patologie ricordate, avremmo un aumento della loro incidenza tra la popolazione femminile che, come quella italiana, ne fa un uso inferiore ad altre.
Così non è, anche perché, in quest’ultimo anno, è diventato incontrovertibile che la terapia ormonale non solo non protegge cuore e cervello, ma anzi aumenta il rischio di infarti, ictus, demenze, oltre che il rischio di cancro al seno.
Un’esperienza sintomatica
Mi sia concesso un piccolo aneddoto personale. Agli inizi del 1996 pubblicai un libro sull’invecchiamento (Giovani più a lungo, oggi esaurito) che ottenne lusinghieri risultati di vendite, ma anche, come si dice, di critica. Molti medici, donne in particolare, espressero pubblici apprezzamenti. Su un punto, però, soprattutto le ginecologhe prendevano le distanze: sulla critica aperta, che il libro conteneva, della terapia ormonale sostitutiva.
Eppure la mia critica non era infondata. Era appena uscito un fondamentale studio sul “New England Journal of Medicine”, rivista medica tra le più autorevoli del mondo, che dimostrava un aumento netto del cancro al seno in donne che avevano usato gli ormoni in menopausa per più di cinque anni. Ma non c’è maggior cieco di chi non vuol vedere! Arrivammo al punto che il 23 agosto 1995, Tuttoscienze, il supplemento scientifico de La Stampa, commentando lo stesso studio che ho ricordato, scrisse che «i risultati pubblicati sul New England sono tranquillizzanti, non c’è rischio di cancro al seno».
Ovviamente, la colpa non è s
|
|
 |
|